Corano Sura Al-Ikhlas , Al-Falaq , An-Nas

Corano Sura Al-Ikhlas , Al-Falaq , An-Nas
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Sura CXII AL-IKHLÂS IL PURO MONOTEISMO [1] Pre-Eg. n. 22. Di 4 versetti. Il nome della sura deriva dal suo contenuto. In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso. 1. Di’ : «Egli Allah è Unico, 2. Allah è l’Assoluto [2] . 3. Non ha generato, non è stato generato 4. e nessuno è uguale a Lui». [1] Una tradizione che risale all’Inviato di Allah (pace e benedizione su di lui) afferma che la recitazione di questa sura corrisponde al merito della recitazione di un terzo del Corano. Qualche commentatore l’ha definita «perfetta sintesi del tawhîd» (il monoteismo islamico). [2] Colui verso il Quale tendono tutte le creature, Colui Che è Unità assoluta, l’Impenetrabile, l’Eterno; questi alcuni dei significati di «as-Samad» che abbiamo tradotto con «l’Assoluto».


 

Sura CXIII AL-FALAQ L’ALBA NASCENTE [1] Pre-Eg. n. 20. Di 5 versetti. Il nome della sura deriva dal vers. 1 In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso. 1. Di’: «Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente, 2. contro il male di ciò che ha creato, 3. e contro il male dell’oscurità che si estende 4. e contro il male delle soffianti sui nodi [2], 5. e contro il male dell’invidioso quando invidia» [3]. [1] Riferisce una tradizione che un tale Labid, uno stregone ebreo che viveva a Madina, fu incaricato di gettare sull’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) un terribile incantesimo di morte. Egli riuscì a procurarsi alcuni capelli di Muhammad e face con essi undici nodi, le sue figlie soffiarono su ognuno dei nodi spaventose maledizioni, confezionarono la fattura unendovi un germoglio di palma da dattero e gettarono il tutto in un pozzo. L’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) cominciò ad avvertire strani malesseri, perdita della memoria, debolezza, inappetenza che si aggravarono finché Allah (gloria a Lui l’Altissimo) non gli rivelò in sogno la ragione dei suoi disturbi e il luogo in cui era stata nascosta la fattura. Quando si svegliò venne a lui Gabriele (pace su di lui) recandogli due sure, una di cinque e l’altra di sei versetti. Il Profeta mandò Ali al pozzo con l’incarico di recitare le due sure. Man mano che egli procedeva nella recitazione, i nodi si scioglievano e Muhammad, lode ad Allah Signore del Creato, recuperava le forze e la lucidità. Le due sure in questione sono quelle con cui si conclude il Sublime Corano, esse hanno grande importanza rituale e i musulmani le recitano molto spesso per preservarsi da ogni male, fisico e spirituale. [2] Il versetto si riferisce ad una forma di magia nera che veniva praticata nell’Arabia preislamica. [3] Il malocchio originato dall’invidia è certamente una delle forme di influenza negativa più forti che ci possano essere. Esso è innegabilmente uno strumento di cui si serve il Maligno per realizzare diverse e pesanti influenze sugli uomini; su quelli che lo subiscono senza capire, senza conoscere le cause del loro «disagio», su quelli che cercano di contrastarlo e annullarlo con altre pratiche magiche e che pertanto ne accettano la logica abietta, su quelli che lo lanciano personalmente o per interposti «specialisti» diventando quindi complici oggettivi e soggettivi delle mene sataniche contro l’umanità. Oltre alla formula dell’Isti‘âdha, la richiesta di protezione, vedi nota a XVI, 98 che dice: «A‘ûdhu billâhi mina sh-shaytâni-r-rajîm» (mi rifugio in Allah contro Satana il lapidato) è bene ricordare la sura XVI, 99: «Egli non ha alcun potere su quelli che credono e confidano in Allah».

 


 

Sura CXIV
AN-NÂS
GLI UOMINI
Pre-Eg. n. 21. Di 6 versetti. Il nome della sura deriva dal vers. 1

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.

1. Di’: «Mi rifugio nel Signore degli uomini,

2. Re degli uomini,

3. Dio degli uomini,

4. contro il male del sussurratore furtivo,

5. che soffia il male nei cuori degli uomini,

6. che [venga] dai dèmoni o dagli uomini».

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Mohamed Barakat

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