Nuovo mondo | Il neoliberismo e la crisi dello Stato, oltre la polarizzazione politica – Linkiesta.it
Solženicyn, Khomeini, Hayek. Tre nomi, incommensurabili, ma che potrebbero comunque servire da metonimie per designare i grandi processi che hanno interessato le forme di potere negli ultimi decenni del ventesimo secolo. In particolare, tra il 1977 e il 1984, negli ultimi anni della sua vita, Foucault è stato affascinato da questi sconvolgimenti più o meno visibili i cui effetti combinati avrebbero trasformato la politica mondiale e plasmato, fino ad oggi, le nostre società: in primo luogo, il rafforzamento del dissenso in quello che è ancora il blocco orientale, suscitando solidarietà e facendo emergere un “diritto dei governati” transnazionale, contro la violenza di Stato; in secondo luogo, la nuova invocazione dell’Islam come forza politica di opposizione interna a certi Stati del Vicino e Medio Oriente, “polveriera” di cui Foucault si chiese, per un certo tempo, se dovesse essere trattata come una nuova forma di “spiritualità in politica” o se inaugurasse una variante inedita di “politicizzazione della religione”; infine, la potente ascesa del neoliberismo, che travalica i limiti di una rigida dottrina economica per lanciare una vera e propria revisione dei rapporti tra Stato e società.
Tutte queste trasformazioni fanno vacillare i precedenti “dispositivi di governamentalità”: lo Stato sovietico e i suoi satelliti, dipinti con i colori di una “democrazia popolare” che non inganna nessuno, non sopravvivranno alla crepa che i molteplici poli di opposizione ai regimi polizieschi cosiddetti socialisti hanno aperto ai loro fianchi; anche lo “Stato esportato” che fa dell’Iran, agli occhi di gran parte della sua stessa popolazione, un Paese governato da potenze e interessi economici stranieri, sarà spazzato via dalla prima Rivoluzione Islamica del ventesimo secolo; infine, le società occidentali del “capitalismo avanzato”, così come sono state ricostruite dopo la Seconda Guerra Mondiale dotandosi di forti Stati assistenziali, sono il teatro, fra gli anni sessanta e settanta, di una miriade di movimenti sociali e di una messa in questione volta, al loro interno, alla “statalizzazione della società”.
Senza provocare, questa volta, il collasso degli Stati interessati, il neoliberismo ne modificherà da cima a fondo l’organizzazione. È in questo quadro generale, attraversato da ondate di cui vide solo i primi grandi effetti in superficie, che Foucault propone un concetto decisivo: quello di “crisi della governamentalità”. Vedremo più avanti come è stata definita la nozione stessa di governamentalità e come Foucault l’ha gestita, al di là delle sue applicazioni all’ “attualità” nella diversità stessa delle sue linee di forza. Riteniamo – ed è una delle ambizioni di questo saggio mostrarlo – che il concetto di crisi della governamentalità apra il campo a una rilettura molto ricca della storia non solo dei processi indicati, ma dei molteplici eventi e processi degli ultimi secoli, e della nostra situazione attuale. In effetti, questo approccio completa e complica al tempo stesso le prospettive che si concentrano esclusivamente sulla lotta di classe o, in contrappunto, quelle che si sono dedicate alla costruzione della democrazia moderna, alle dinamiche egualitarie e all’istituzionalizzazione delle sue forme.
La storia delle contro-condotte e delle crisi della governamentalità che Foucault tratteggia si discosta sia da Marx che da Tocqueville e si svincola anche dalle narrazioni della modernità che hanno fatto l’ambigua gloria della filosofia tedesca, correlando la modernità (nel bene e nel male, da Hegel a Heidegger) all’autoaffermazione della soggettività. Tutte queste prospettive vengono respinte, rimescolate, al tempo stesso o, meglio, nel tempo che lo separa da noi, l’approccio di Foucault trova nel nostro presente uno straordinario spazio di verifica e di conferma per alcune sue ipotesi, ma anche, a volte, una smentita o la messa in evidenza di alcune impasse.
In ogni caso, la “crisi del dispositivo di governamentalità in cui viviamo” è evidente, e sfida le categorie classiche della storia sociale e della polarizzazione politica. Bisogna quindi studiare, approfondire e reimpiegare questo concetto di crisi della governamentalità di cui trattiamo fin da questo primo momento, in tre tempi: il primo consiste nel definire la nozione e nell’inventariarne gli esempi forniti da Foucault, salvo poi mettere in discussione le sue scelte cronologiche o i suoi specifici orientamenti politici; il secondo ritorna su uno degli eminenti esempi del passato a cui Foucault si è accostato con l’aiuto di questo concetto, la o le riforme protestanti, il cui approccio differisce dalla prospettiva classica della filosofia tedesca, rappresentata da colui che per Foucault è stato un interlocutore critico, Habermas; il terzo ripercorre la genealogia del neoliberalismo che Foucault ha intrapreso nel 1977, e si interroga sulla sua attualità e sui suoi limiti per pensare la crisi dello Stato neoliberale che sta esplodendo in modo eclatante sotto i nostri occhi.


Tratto da “L’arte di non essere eccessivamente governati. La crisi della governamentalità” di Jean-Claude Monod, (Castelvecchi Editore), 264 pagine, 24.00 €
#islamic #islam #muslim #islamicquotes #allah #quran #muslimah #islamicpost #allahuakbar #deen #islamicreminders #sunnah #makkah #dua #ramadan #hijab #alhamdulillah #love #islamicreminder #instagram #jannah #prophetmuhammad #muslims #muhammad #pakistan #islamicart #madinah #namaz #madina #quotes